Gentile da Fabriano, un protagonista assoluto dell’arte europea del Quattrocento.
“Michelangelo ... parlando di Gentile usava dire che nel dipingere
aveva avuto la mano simile al nome”.
Con queste parole, l’artista e biografo degli artisti, l’aretino
Giorgio Vasari ha raccontato l’ammirazione del divino Michelangelo
per l’arte di Gentile.
Non vi poteva essere consacrazione più illustre, per un artista che
in vita era tra i più stimati e contesi dai grandi committenti.
Gentile fu protagonista della scena artistica delle più importanti
città italiane come Venezia, Firenze, Roma, ma fu anche personalità
di primo piano nella società del suo tempo, onorato come una stella
di prima grandezza.
Fin dagli anni giovanili Gentile godette della protezione del signore
di Fabriano Chiavello Chiavelli, condottiero del duca di Milano
Giangaleazzo Visconti, fatto questo che gli permise di trovare
ospitalità in una delle feconde botteghe artistiche più fiorenti
della Lombardia della fine del Trecento.
Giangaleazzo Visconti, politico rapace e spregiudicato, ma
governatore accorto e umanista attento, aveva creato tra Milano e
Pavia una corte cui partecipavano artisti e letterati di respiro
internazionale, ai quali il principe aveva messo a disposizione una
delle biblioteche più importanti del tempo.
Dai suoi maestri, Gentile apprese i segreti della tecnica pittorica,
della lavorazione dell’oro, dell’impiego dei colori e delle vernici
per trasformare un’opera d’arte nella pagina di una fiaba.
Gentile studiava i tessuti più preziosi che ammirava indosso alle
dame più eleganti o nelle botteghe più ricche, sperimentando come
replicarne in pittura gli effetti di consistenza materica.
Osservò affascinato le tecniche di lavorazione degli ori che dalle
botteghe di Parigi giungevano in Lombardia e le imitò, con effetti
straordinari, sulle tavole dipinte creando gioielli a rilievo o
disegnando rare e dolcissime figure incise direttamente sull’oro.
Gli alberi, gli arbusti e i fiori, furono l’inesauribile fonte
d’ispirazione per Gentile che vogliamo immaginare impegnato a
disegnare sul suo taccuino con la minuzia di uno studioso di botanica
elementi vegetali destinati ai suoi dipinti. I colori e gli effetti
luminosi dell’atmosfera, furono studiati e riprodotti dall’artista
con una genialità e sensibilità tale da anticipare molti dei
traguardi raggiunti dalla pittura fiamminga. Il pittore di Fabriano,
non a caso, fu autore di uno dei primi notturni conosciuti nella
pittura occidentale.
L’uomo, la sua fisionomia ed espressività furono indagate con
altrettanta attenzione e partecipazione emotiva. Nel dipingere i
personaggi sacri, Gentile ha evocato sguardi che rivelano una
serenità e una letizia che trascendono il tempo e le umane
inquietudini, a quegli sguardi si accompagnano i volti e i gesti di
allegri Gesù bambini. Le fonti parlano dell’artista come autore di
ritratti oltremodo realistici, particolarmente apprezzati dai
committenti.
L’artista trascorse molti anni a Venezia, dove fondò una delle più
importanti botteghe artistiche del tempo. Intorno al 1409 fu chiamato
a decorare con mirabili affreschi (non più esistenti) la Sala del
Maggior Consiglio in Palazzo Ducale.
Tra i suoi primi capolavori si possono ricordare il polittico di
Valleromita (conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano), dipinto
per committenti fabrianesi o la Madonna con Bambino, eseguita per la
chiesa di San Domenico a Perugia, oggi conservata nella Galleria
Nazionale della città.
Dopo un breve soggiorno fabrianese nel 1420, l’arrivo di Gentile a
Firenze segna un’altra importante stagione della sua intensa attività
che culmina, nel 1423, nella realizzazione della grandiosa Adorazione
dei Magi, uno dei più grandi capolavori del Quattrocento italiano,
conservata agli Uffizi, nella quale il pittore descrive e racconta un
corteo fiabesco, di straordinaria bellezza.
Al soggiorno fiorentino, durante il quale l’artista entra in contatto
con i protagonisti del Rinascimento toscano quali Masaccio e
Ghiberti, appartiene anche il polittico Quaratesi, dipinto per la
chiesa di San Niccolò Oltrarno e oggi smembrato tra diversi musei.
Quando è chiamato a Roma dal pontefice per lavorare alla decorazione,
purtroppo perduta, della Basilica di San Giovanni in Laterano,
Gentile è ormai uno dei più famosi e ammirati pittori del suo tempo.
A Roma muore nel 1427, lasciando una schiera numerosa quanto
importante di allievi che, tra l’Italia settentrionale e l’Italia
centrale, continueranno a raccontare le meraviglie del gusto e della
vita cortese nell’arte.
Non solo catalogo
In occasione della mostra sarà realizzato un prestigioso
catalogo in edizione italiano e inglese che rappresenterà la più aggiornata e definitiva monografia su Gentile da Fabriano.oltre al saggio di Keith Christiansen e i contributi dei curatori, il volume sarà completato da ampi apparati e da un regesto illustrato di tutte le sue opere.
La casa editrice Electa realizzerà inoltre un
volume di studi sulla bottega di Gentile, con un corposo saggio di Andrea De Marchi, sulle committenze e sui recenti restauri a cura dell’Opificio delle Pietre Dure.
|